Il Trauma e l'Arte del Rilascio Corporeo

Voglio parlarti del trauma e della sua cura: il rilascio corporeo.

Ma cos’è, esattamente, un trauma? Il trauma accade quando viviamo una situazione troppo intensa, qualcosa che per il nostro sistema nervoso è "troppo". Poiché siamo esseri unici, con vissuti e percezioni differenti, ciò che è traumatico per me potrebbe non esserlo per un’altra persona.

Il trauma è, in essenza, una risposta istintiva di sopravvivenza rimasta incompleta. La sua particolarità è che non resta nella mente, ma si registra nel corpo e nel sistema nervoso.

Quando percepiamo una minaccia (reale o immaginaria), il nostro istinto ci offre tre vie:

  1. Attacco: mobilito un’energia enorme per difendermi.

  2. Fuga: metto in moto la forza necessaria per scappare e trovare un luogo sicuro.

  3. Congelamento (Freeze): quando attaccare o fuggire non è possibile, il corpo si immobilizza. Tutta quell'energia mobilitata per agire rimane bloccata; ci si paralizza letteralmente, anche se restiamo coscienti. È qui che si genera il trauma.

 

È importante riconoscere che non serve un evento catastrofico per congelarsi. Accade anche in situazioni meno evidenti, ma vissute come insostenibili. Ad esempio a un bambino che non si sente al sicuro tra le mura domestiche: è troppo piccolo per attaccare e non ha un posto dove fuggire. Allora si congela.

In questi casi, spesso ci rifugiamo nella mente per non sentire il dolore del corpo.

Quando il corpo entra in freeze totale e non può scappare, la mente crea una sorta di "anestesia".

Ci si distacca dalle sensazioni fisiche.

È una strategia di sopravvivenza geniale, ma che se rimane attiva da adulti ci fa sentire "scollegati".

È una modalità molto frequente nella nostra società, dove regna un’iper-mentalizzazione e un disinteresse per l'ascolto corporeo.

Ci separiamo da noi stessi per sopravvivere, ma quella separazione diventa col tempo un senso di vuoto o di stanchezza che non sappiamo spiegare.

 Anche noi siamo mammiferi e possediamo questa capacità naturale di "scaricare". Tuttavia, la nostra neocorteccia – la mente ipervigilante e controllante – spesso la inibisce. Lo fa la società, che non ci insegna questa pratica; lo fanno gli ospedali, dove spesso si sedano i tremori; e lo fanno la paura o il terrore associati all'evento.

Per ricontattare queste memorie corporee servono presenza e un ascolto profondo. Ecco cos’è il rilascio somatico: restare in ascolto della memoria congelata nel sistema nervoso e dare al corpo l’opportunità di completare l’azione rimasta sospesa.

Lasciando il corpo libero di tremare, sobbalzare o muoversi, recuperiamo quei "pezzi" di noi che erano rimasti bloccati lì.

 

In un essere umano la scarica somatica non è sempre un tremore violento; può essere anche calore, un respiro profondo, formicolio e torpore degli arti, conati di vomito, brividi...

 

È un processo di integrità. Tornare ad abitare il nostro corpo, quelle parti che non sentivamo, e spesso non ci rendevamo conto di non sentire.

 

La sensazione finale è quella di avere più spazio, più energia, più libertà.

Quella parte del sistema nervoso che continuava a lottare contro un pericolo non più reale può, finalmente, rilassarsi.

Questo è il cuore del lavoro che ti propongo.